The hardest question to answer to

Quando la gente mi chiede: che lavoro fai? inizia il dramma! Non sò mai come rispondere, non sò mai come spiegare cosa faccio e perchè lo faccio. Per 15 anni sono stato un fotografo professionista, e nonostante, ormai quasi due anni fà, la mia vita sia cambiata completamente (ancora una volta), la maggior parte delle persone che mi conoscono superficialmente non lo sà. Oggi la fotografia ha sempre un ruolo centrale nella mia “nuova vita” anzi, spero possa essere ancora più centrale di quanto è stato durante i miei anni come fotografo professionista.

Ma insomma che lavoro fai allora? sono un missionario, si proprio un missionario, avete capito benissimo! E quando rispondo così iniziano una serie di altre domande a cui devo rispondere per cercare di spiegare cosa vuol dire essere missionari in Italia nel 2025. La gente comune non s’ nenache che sia ancora possibile essere missionari oggi e cosa eventualmente significhi. L’unica cosa che posso dire essere ovvia è che essere missionari ha come requisito minimo la fede, nel mio caso cristiana, e poi richiede la volontà di fare tutto il possibile per mettere le persone al centro di tutto quello che si fà, e specialmente nel mondo di oggi, estremamente egoriferito, non è facile scegliere di spostare l’attenzione sugli altri, scegliere di dedicare il nostro tempo a chi ci stà intorno, scegliere di fare qualcosa non solo per le persone che ci piacciono ma anche per quelle che diciamo, non ci fanno impazzire.

E forse questo è l’aspetto che più mette alla prova quello che faccio e le sue motivazioni, ho realizzato che “amare” le persone che ci stanno intorno è difficile, le persone spesso non sanno essere amate, non vogliono essere amate, ed alcune sono davvero poco piacevoli da amare, ed è qui che la fotografia diventa una incredibile chiave per avvicinarsi anche quelle persone che a causa della durezza della vita non sono facili da raggiungere emotivamente.

Nelle ultime settimane stò girovagando nel tempo, ripercorrendo 15 anni di fotografia, stò piano piano passando in rassegna tutti i lavori che ho fatto, tutte le foto che ho scattato, sono completamente perso nel mio archivio fotografico e nella confusione dei miei primi anni da fotografo, e non posso fare a meno di notare che nella ricerca estenuante della tecnica, nello sforzo di scoprire e definire il mio stile, è ovvia la mia ossessione per l’essere umano, per la sua unicità, l’ossessione di vedere oltre quello che si vede, e in ogni scatto vedo anche il mio disagio.

Vi svelo un segreto, dopo tanti anni ancora oggi mi sento a disagio quando qualcuno mi chiede di scattare un ritratto, ancora oggi quando davanti al mio obiettivo c’è una persona che non sò bene cosa si aspetti da me, una persona che cerca di fidarsi nonostante l’imbarazzo, l’insicurezza, mi sento a disagio, eppure non riesco a resistere alla necessità di quel disagio, e poi quando inizio a premere il pulsante è come se entrassi in una trance, non sento più, non vedo più, non sono più lì, sono trasportanto in un altro luogo in un luogo intimo, dove improvvisamente tutto quello che conta è sapere chi ho davanti, capire come posso amare quella persona, come posso mostrarle chi è per me, in modo sicero, senza compromessi, e mostrarle una bellezza alla quale non sempre è abituata.

Ecco non è molto diverso da quello che facciamo oggi, ecco cosa vuol dire fare il missionario in Italia nel 2025, vuol dire scegliere di vedere le persone che ci stanno intorno e fare il possbile per scoprire chi sono veramente, dare quello che possiamo per rendere la loro vita “migliore” anche solo di un po’.

Chiedetemi ancora che lavoro faccio, probabilmente potrei rispondere che quello che faccio non è diverso da quello che facevo, scatto sempre foto, sono solo cambiate le priorità, adesso in cima alla lista non ci sono i soldi o il riconoscimento da parte del mondo, ma le persone normali e il mio tentativo di amarle come posso attraverso la mia arte, saspendo che ogni volta che scelgo di farlo, Dio partecipa alla mia scelta e cose straordinarie accadono!

Paolo