Quella volta che sono andato a cena da uno sconosciuto in Turchia e ho scattato una foto brutta.

E’ sabato, siamo qui ad Antiochia da qualche giorno ormai, ancora non mi sono abituato a questo caldo soffocante, umido, a questo vento costante che sembra uscire da un forno appena spento, è sabato e Carol, il “nostro boss” è venuta a trovarci, è bello sapere che è qui con noi per qualche giorno!

E’ sabato ed è il nostro giorno libero, finalmente un po’ di riposo, un poì di tempo per ripensare ed elaborare tutte le emozioni che abbiamo vissuto in questa settimana, se c’è una cosa che stò iniziando a capire è che quello che stiamo facendo, le persone che stiamo incontrando lavorando al campo profughi cabierà la mia vita, questo è certo, ma quando? Quando avrò il tempo di realizzare veramente cosa mi stà succedendo, quanto Dio mi stà cambiando in questa incredibile avventura?

E’ durante il sabato che ho tempo di pensare, e di non pensare, che ho tempo di fare senza dover fare, è di sabato che mi godo davvero questa incredibile parte di mondo , e oggi è un sabato speciale, perchè Carol è qui, questo significa che tutto il team è finalmente riunito! E quale modo migliore di festeggiare se non andando a cena fuori tutti insieme’ Qale modo migliore di celebrare, e di approfittare delle infinite varietà di kebab che la Turchia puo offrirci!?

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Sono circa le 6 del pomeriggio, usciamo dalla base in cui viviamo qui ad Antiochia per avviarci verso la fermata dell’autobus, ci hanno detto che da poche settimane hanno ripristinato alcune linee dopo il terremoto dello scorso anno, e allora ci siamo detti: proviamo! Ci piacerebbe andare in centro e trovare un ristorantino tipico, un posto che ci faccia sentire tutti gli odori e i sapori di questa parte della Turchia.

Siamo alla fermata e, sicneramente, non abbiamo idea di che autobus dobbiamo prendere per andare verso il centro, c’è un unomo alla fermata insieme a noi, allora mi faccio coraggio e chiedo indicazioni in ignlese, lui mi guarda per qualche secondo, non capisco se ha capito, forse non parla inglese, poi tira fuori il telefono, apre google traslate e scrive qualcosa in turco e “miracolo” adesso posso leggere in inglese quello che mi vuole dire! Grazie Dio per Google traslate! 😀 Forse però Google traslate questa volta non ha funzionato bene, c’è scritto: il centro di Antiochia non esiste più, io resto un po’ perplesso, lui scrive ancora, poi gira il telefono nuovamente verso di me: il terremoto ha distrutto tutto, qualche secondo di imbarazzo mi trattiene dal parlare, arriva l’autobus, e mi indica che questo è l’autobus che và verso il centro, saliamo insieme a lui senza sapere bene cosa fare e dove andare.

Tiro fuori il mio telefono apro google traslate e chiedo a quell’uomo come si chiama, Yilmaz mi dice, l’autobus parte, io scrivo ancora, dove possiamo trovare un ristorante vicino al centro per cenare stasera? Lui mi indica un ristorante che scorre velocemente dal finestrino, io non capisco, scrive ancora, questi sono i ristoranti più vicini al centro che potete trovare, mi ripete: non c’è più il centro, il terremoto ha distrutto ogni cosa!

Non posso credere a quello che mi stà dicendo, sappiamo che il terremoto ha distrutto molto, ma non avevo realizzato fino a questo momento cosa significasse veramente, intanto l’autobus continua la sua corsa, il resto del team mi guarda in attesa di risposte, stanno aspettando che dica loro in quale ristorande andremo a cena, mi giro di buovo verso Yilmaz, e chiedo ancora un suo consiglio su dove mangiare, lui mi guarda senza parlare, senza scrivere, sembra che il tempo sia fermo, non capisco, poi dice potete venire a casa mia per cena! Io guardo mia moglie, poi guardo il resto del team, siamo 5 in tutto, non sò se riferire che uno sconosciuto incontrato alla fermata dell’autobus ci ha appena invitato a casa per cena, respiro, penso, respiro ancora, c’è una voce dentro di me che mi dice che “va tutto bene” i miei occhi però vedono il nostro team, 4 donne e me, la mia mente dice: “no non và tutto bene, è troppo rischioso” l’altra voce ripete: “va tutto bene”, finalmente parlo, e dico a Carol: siamo stati invitati a cena! Ognuno di noi guarda il resto del team alla ricerca di conferme, di risposte, Yilmaz dice ancora “dinner? In my house?” Non sappiamo perchè ma sappiamo che sarà un si, sappiamo che qualcosa di incredibile stà succedendo, allora mi giro di nuovo verso Yilmaz e dico “ok” “dinner at your house!”

L’autobus si ferma, distruzione, macerie, una collina coperta di niente, Yilmaz ci fà cenno di seguirlo, camminiamo nel silenzio, fino alla cima della collina, case, di nuovo case, Yilmaz ci fà cenno di seguirlo, saliamo le scale, e sulla porta al secondo piano c’è Rasa, sua moglie che ci aspetta per darci il benvenuto, entriamo, c’è odore di fumo, crepe sulle pareti ingiallite, due divani, una poltrona, una TV gigante, ci fà cenno di accomodarci, ci sediamo….

Parliamo, parliamo, parliamo, grazie ancora Google traslate, il tempo se ne và. Io voglio scattare una foto per Yilmaz, una foto che ricordi loro e che ricordi a noi questo incredibile giorno, allora Yilmaz, Rasa e due dei suoi figli che sono in casa con loro, si siedono sul divano, la luce è pessima, è praticamente buio fuori, faccio il possibile per scattare un “bella foto” di famiglia sul divano di casa loro, “CLICK” guardo il display della mia Fuji, e non sò che fare, non è proprio quello che speravo, mi immaginavo una bella foto in studio che rendesse giustizia alla bellezza di questa famiglia che ha apero la porta di casa per ospitare 5 perfetti sconosciuti, una foto con la giusta illuminazine, magari in bianco e nero, ma non sempre è possibile realizzare la foto che si spera, a volte devi solo scattare, e scegliere cosa della foto che stai scattando attribuisce il valore a quello scatto, l’inquadratura perfetta? La luce perfetta? L’espressione perfetta su ogni soggetto? Se così fosse ho scattato una terribile foto, ma c’è qualcosa in quello scatto qualcosa di reale, di unico, c’è una storia che riconosco, c’è l’ibarazzo, c’è un po’ di vergogna, c’è la spontaneità, c’è la verità.

Sono distratto da un rumore, è il mio stomaco che vuole a dire la sua, abbiamo fame! Yilmaz fà una telefonata, e poco dopo il cibo è in tavola! Stà succedendo davvero, siamo a casa di un pefetto sconosciuto, in un luogo sconosciuto, e stiamo condividendo il cibo, il tempo, le storie, l’amore, non ci sono parole per spiegare con esattezza la sacralità di questa esperienza, ma quella foto, un po’ così, imperfetta da mille punti di vista aiuta molto a raccontarla.

Non sempre una foto riesce a raccontare nei dettagli tutta una storia, e nenache le parole da sole per quanto abbondanti riescono a farlo a volte, ma una foto, per quanto imperfetta, accompagnata dalle parole per quanto imperfette, può aggiungere tutta la verità che serve, tutta la potenza del vedere, e la forza dell’immaginare, il potere di trasportare chi la stà guardando in luogo a migliaia di km di distanza, a casa di Yilmaz ad Antiochia dove il terremoto del 2023 ha distrutto ogni cosa, ma non il cuore e la forza di queste persone che continuano a lottare pre vivere, che continuano ad amare, a condividere spesso quello che non hanno, attraverso un’ospitalità che non avevo mai visto prima.

Grazie Yilmaz, grazie Rasa!