Io e Nina abbiamo fatto nostro primo viaggio insieme più di 16 anni fà, ci ervamo conosciuti da poco e non avevamo alcuna idea di quanto quel viaggio sarebbe stato importante, non sapevamo che da quel momento in poi tutti i viaggi della nostra vita sarebbero stati insieme. Quel dicembre del 2008 con leggerezza, e una certa dose di ignorata consapevolezza siamo partiti per New York! Era il periodo natalizio, Airbnb era appena nato ed era una semplice lista online di appartamenti privati che si potevano affittare, senza immagini, solo indirizzo e descrizione, ed io con la mia solita dose di “follia” ho prenotato un monolocale con un divano letto e due materassi gonfiabili a Manhattan. Insieme a me e Nina c’erano mia sorella Claudia e Letizia la sua storica migliore amica!
E’ così che è inziato tutto, è così che siamo stati sicuri di essere innamorati, sopportanodci per 10 giorni dormendo su un materasso gonfiabile bucato che a metà nottata dovevamo svegliarci per gonfiare!
Sono passati passati 16 anni dall’ultima volta che ho camminato per la Grande Mela, decisamente troppi per i miei gusti, e lo scorso Natale finalmente abbiamo deciso di tornare a New York, ed è stato proprio come lo immaginavo, MAGICO! Quando cammini per le street hai sempre la sensazione di conoscere ogni angolo di questa città che abbiamo visto in migliaia di film, i tombini che fumano, i taxi gialli, i semafori ad ogni incrocio, e poi i grattacieli, la metropolitana, le sirene del camion rosso e bianco dei pompieri, ti sembra sempre in qualche modo di essere in un luogo che conosci anche se non è così.
E’ lunedì e il nostro volo per tornare in Italia parte alle 19:00, ma Carol, suò papà Sami e sua mamma Diana hanno i biglietti per lo spettacolo delle 13:00 delle Rockettes a Radio City music hall; ce la faremo a vederslo senza perdere il volo? Sami organizza tutto, come sempre del resto, arriviamo in città con l’autobus, camminiamo verso Radio City e lasciamo le valige da un amico di Sami, lui produce gioielli, saliamo al sesto piano e e vistiamo il laboratorio dove gioielli da milioni di dollari vengono accuratamente lavorati e assemblati, e poi lasciamo le valigie nel luogo che ritengo essere il più sicuro dell’intera city. Ringraziamo calorosamente e ci ributtiamo per le vie di New York, scattiamo una foto dell’albero di Natale, davanti al Rockfeler center, mentre cerchiamo una pizzeria a taglio, si avete capito bene, è decisamente una delle esperienze tipiche di Mahattan, mangiare un pezzo di one dollar pizza, piove e siamo praticamente zuppi, perchè io odio gli ombrelli, forse dovrei imparare ad amarli un po’ di più…entriamo in una pizzeria, e in preda ai morsi della fame e prendiamo un mega pezzo di pizza ciascuno, non è buono come in Italia, ma non deve esserlo, siamo a New York, è questo che rende tutto buono! Mangiamo e via di nuovo sotto la pioggia newyorkese, in direzione del Radio City music hall.
L’ho visto molte volte da fuori ma non ci sono mai entrato, una volta nel foyer non posso fare a meno di alzare lo sguardo verso il maestoso lampadario di cristallo che pende dall’altissimo soffitto, ci sono migliaia di persone, eppure mi sembra di essere da solo, il velluto rosso, i tappetti dai colori caldi, le luci che sembrano arrivare da un altro tempo, è davvero mozzafiato. E’ il momento di varcare la porta della sala principale e cercare il nostro posto a sedere, non immaginavo che potesse essere così grande, è davvero grande, molto, molto grande! Ci sediamo e aspettiamo che lo spettacolo inizi, sinceramente non sò bene cosa aspettarmi.
Le luci si spengono e la magia ha inizio, le coreografie si succedono una dopo l’altra e la mia bocca si spalanca sempre un po’ di più, la musica, gli effetti delle luci, le scenografie, tutto è incredibilmente perfetto, e il tempo passa inesorabilmente veloce, mi ero quasi dimenticato che dobbiamo prendere un volo! Sbatto gli occhi più volte, dobbiamo uscire prima della fine, quando ancora non c’è la calca, quando ancora possiamo correre!
Recuperiamo le valige dal cavò in cui le abbiamo lasciate in custodia, e corriamo verso la metropolitana, Carol, Sami e Diana salgono con noi, almeno per un tratto, un paio di fermate e dobbiamo salutarci, un po’ frettolosamente, ma caspita se ne è valsa la pena, ci hanno regalato una delle esperienze più belle della nostra vita! Ci aspetta un’oretta di viaggio per arrivare al JFK, grazie al cielo tutto sembra cooperare al bene, e anche se un po’ più tardi di quello che avrei voluto siamo in aeroporto.
Non passeranno altri 16 anni, questo è sicuro, non lascierò che New York cambi alla velocità della luce come è solita fare senza che io ne sia a conoscenza, non lascierò che per altri 16 anni le mie sneakers restino lontane dalla mia città preferita al mondo!
Grazie Carol, grazia Sami, grazie Diana, grazie New York per averci regalato tutto questo in così poco tempo, non lo dimenticheremo!


